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SCRITTI - POESIE

POEMI DELLA LUCE


  • PREMESSA
  • Se vado nella Luce
    inebrierò di sangue le mie frecce
    ma non sangue d’eroi
    né di piccoli volatili:
    filerò dritto
    con gli occhi lapidati dalle stelle…
    contromano

  • NON PREVALEBUNT
  • Attorno a un diverticolo di fiamma
    s’alza l’ingegno e aguzza gli assassini
    Ma voi come eravate?
    Io so come eravate voi bambini:
    tuffati in mezzo all’odio e alla sporcizia
    di vostra madre che puzzava come un piccione morto
    sfilando dall’imbroglio su stoffe ammucchiate
    o su ricordi forti e rossi come fragole ferite
    stridendo vendetta in mezzo ai denti
    (fragole ferite)?

  • I INTERMEZZO
  • Uno schiaffo di libertà
    mi ha spinto a guardarmi allo specchio
    rannicchiato nella vestaglia.
    Fra poco mi evocherà Finnide per darmi il buon giorno.
    Non ridete: su Venere la chiamano così.
    Niente male per un sopravvissuto
    quando fuori, alla finestra, preme l’aurora
    e se la spalanco afferro dolcemente cose nel vento.
    Le strade sono sporche, piove acqua sporca
    ho rinunciato alle sigarette
    mi bevo la bocca ingoiando miele-morbidezza
    tanto nella testa ci sono solo affanni congelati.
    E’ bello starsene così, senza far niente di male
    fuori c’è un’alba piena di uccelli
    e dalle tempie sparisce una ferita leggera
    perché ho scritto tutta la notte
    per regalare una presenza o un’assenza
    e adesso sono umido di stanchezza come una bambina.
    Avete notato come mi sono messo in primo piano?
    Ma da piccolo, signore e signori,
    recitavo il gioco del bambino
    per dare il minor fastidio possibile.

  • L’INDOSSATRICE ISLAMICA
  • Sono una indossatrice islamica
    svanita come un merluzzo nell’oceano.

  • IPOTESI
  • Se Gesù non ci avesse strillato,
    l’aceto sull’issopo
    gli avrebbe fatto male ancor di più,
    perché il sangue risucchiato fin dai limiti dei diti
    spaventa solo i falsi Serafini
    non quelli teologici e reali che neanche si lavano.
    Sennò la porporina gli si stacca
    e se ne andrebbe via luccicheggiando.

  • II INTERMEZZO
  • E’ bello sorridere quando si ama
    ma ho paura di sognarti
    e il brutto è che non ho nessuno a cui scrivere
    perché forse non ho amato mai nessuno
    e forse sto pensando solo alla luce danzante
    di una candela in amore.
    “Aldebaran, riduci la mia pena
    tormentami se vuoi ma fammi forte!”
    perché sono una monade
    conosco la realtà solo dall'osservatorio autistico
    e non è acqua di fiume
    non è acqua oscura di fiume:
    è la lunga dolce ala della giovinezza
    risacca marina, chiarìa di gabbiani
    nello stellato emotivo del corpo.

  • AIUTO!
  • Aiuto! Aiuto!
    Sono scappati i nuvoli e gli umili bisonti
    e i rami storti a nocche per l’artrosi,
    gli ossi secchi a stalattite
    e le bambine storpie per la poliomielite.
    Riportiamoceli dentro
    nel nostro cuore vecchio
    nel nostro letto.

  • NIKE
  • Nicoletta
    svenuta di sera fra cuscinetti d’aria
    sotto il cielo di Gennaio, intrappolabile nei versi!
    “Ma perché devo vivere ancora?”
    chiedevi a voce lenta
    al cuore gonfio di flussi di sangue
    del tuo nuovo innamorato (povero vecchio)
    chinato sul tuo profumo sporco.
    Eppure i sopraccigli e gli occhi svelti
    erano di civetta
    piccola zingaretta
    leggera.

  • III INTERMEZZO
  • L’archeologia dei sogni estinti dalla Luce
    mi lascia il ritratto di una ragazza di carta
    sopravvissuta al tramonto dei neon notturni.
    Sorride da un manifesto pubblicitario
    sembra guardare il greto del fiume
    e, più in là,
    una casa di fantasmi disabitata dal tempo.
    La ragazza ha un viso rotondo.
    Gli occhi morbidi hanno testimoniato, durante il sonno,
    il passaggio della notte.
    Chissà se il suo sguardo si è estinto fino alle statue
    che incorniciano lo Stadio dei Marmi
    di Roma fascista, al di là del fiume
    o se un colpo di vento o un suono di Musa
    hanno fatto girare il manifesto verso colline in penombra?
    Talvolta la ragazza non guarda
    scherza coi suoi vicini di spazio:
    i bambini in bicicletta o quelli che irrompono
    evocati dalla silhouette della sua fantasia,
    gli gnomi e le fate stregate
    che attraversano il Tevere guidati dal magnetismo della Luce.
    A volte la ragazza di carta va al cinema:
    un passo di danza
    e appare davanti al manifesto di un nuovo film
    fra sagome e nomi d’attori.
    Oggi l’ho vista sorridere di una gioia bambina e pacata
    cercando un nome per lei nella sfera della Luce...
    i suoi capelli corti, le sue orecchie piccole e tenere ,
    il suo naso spiritoso…
    Ma sì! La chiamerò “Rotonda”!
    Ho sentito alla televisione che la carta è riciclabile
    ho guardato fuori dalla finestra e l’ho vista:
    la mia ragazza è ancora lì!
    Mi sono rannicchiato nel letto con un giramento silenzioso…
    no, Marco!
    non è un’invenzione, non è una favola:
    quella ragazza tu potrai portarla in barca a fare una gita al lago!
    Però risvegliandomi…
    certo, certo,
    il suo fascino sussurra, ma faccio una certa fatica
    a trattenere l’immagine complessa del suo corpo
    come se la vampa (giocando a nascondino tra le ciglia e il collo)
    creasse illusioni ottiche
    che succhiano il terrore di perderla per sempre.
    Così nel pomeriggio
    porterò la mia ragazza a fare una gita in metropolitana
    (in formato più piccolo, naturalmente,
    come su una rivista che non riesco a sfogliare)
    e lei mi leccherà una goccia verde di pistacchio
    dal cono che assaporo guardandola.
    “Smetti Rotonda! Vedrai:
    ti porterò sulle altalene, ti renderò invisibile, parleremo d’acqua e di Luce
    e delle cose che vedi di notte, mentre ti sogno!”…
    A volte Rotonda appare in altri manifesti, in altre parti della città,
    ma è sempre lei?
    Lunedì l’ho vista, di passo affrettato, fra una chiesa e una galleria d’arte:
    dove era entrata?
    Come fa una ragazza di carta a muoversi in mezzo alla folla?
    E’ parso che fosse entrata in un quadro…ma no!
    mi aspettava al fiume!
    Infatti stava lì sul marciapiedi, sorridente,
    nell’acquario di Luce.
    Il Sole vertìcolo al viso fibrillava sul corpo di fiamma e sui piedini nudi.
    Domani porterò Rotonda al Luna Park e sarò fiero che tutti vedano la mia ragazza…
    però cos’è quell’ombra sul suo viso?
    Che stupido: si è fatta già sera guardandola
    la Luna e i lampioni sono ancora spenti
    ma ecco:
    il diapason di una stella riporta la sua brillantezza!
    Grazie amica mia
    a domani
    ancora!

  • LE FESSURE DEI CIOCCHI DI FAGGIO
  • ...........
    “Son le farfalle l’anime dei morti”
    a me l’ha confessato a mezzanotte e dieci una bella farfallina
    che dopo s’è infilata fra i segreti delle fessure
    di quattro ciocchetti di faggio come per dire:
    “vediamo che c’è! visto che pure io stessa ci sto”
    e poi se ne è tornata al prato scuro
    snobbando la micetta che mi viene a trovare di solito.
    Non ci credete?
    chiedetelo se è vero
    ai tre ragni che ho ammazzato in cantina, grossi che non ce la facevano a camminare
    o a quello scorpioncino che mi ci è voluto il martello mi ci è voluto!
    Per questo sono diventato teologo
    e quella farfallina mi è venuta a trovare:
    perché doman mattina
    nemmeno ci sarà!

  • OSPEDALE DI AVEZZANO
  • Addormentàti dalla banalità dei pensieri.
    Infatti i pensieri dondolano fra il giallo e l’arancione
    come i cammelli o come le banane.
    Ma la senti tu la puzza d’ospedale?
    la madonnina ferma al piedistallo? il caldo innaturale in corridoio?
    I vecchi con il vino nelle vene, le vecchie grasse e vuote
    e tutte le infermiere che si sfiancano non tanto per dovere
    ma per fare l’occhiolino al nuovo dottorino?
    Però fuori che ci sta?
    Erbette secche, la piana d’Avezzano,
    e invece noi ci andiamo come se niente fosse.
    Quasi quasi era meglio quella rospa sudicia
    che aveva il cancro fino ai pedicelli
    almeno era umida!

  • IV INTERMEZZO
  • Nel parcheggio celeste
    non c’è posto per il nozionismo di letterati senza poesia
    cioè per i burocrati kafkiani.
    E non c’è alcuna diserzione dal vivere:
    muoversi attraverso l’immaginario non significa ingannare la vita!
    Anzi, le tue dita diventano raggi di Luce
    (poi certo i tergicristalli continuano a tracciare schizzi d’acqua
    su fari illuminati come pupille feline)
    ma perché dovremmo pagare la tariffa per uscire dalla vita?
    per anestetizzarla?
    per anestetizzare il suo sapore?
    Certo, la memoria di un Eden dissolto
    simula una percezione ansiosa
    ma c’è sempre un angolo di mondo che ci sfugge
    infatti a me, personalmente,
    mi duole una fanciulla in tutto il corpo.
    E l’apnea ansiosa, che simula il vuoto, chi ha fatto vedovo
    me o lei?
    (Avete rivisto il cimitero, eh? bricconcelli?!
    siete irosi di una storia senza storia, ma solo sulle lapidi, eh?!)
    Anch’io lo sentivo il martello nel vuoto
    ma tornava in ritardo come l’eco stridulo della metropolitana.
    Allora riannodate insieme i fili della vita
    perché sono Luci non censurate dagli inquisitori.
    E’ come guardarsi alle tre di notte
    e poi la carezza ti penetra mentre dormi
    e la violenza dell’angoscia non cancella la memoria della bellezza.

  • LA BEFANA
  • E che ne so io
    di quante volte ondeggia il pero nella notte?
    lo sa solo la Befana
    con le scarpe tutte rotte!

  • IL BASTONCINO A 7
  • Ho un bastoncino sagomato a “7”
    ci appoggio l’anima quando vado a distrarmi;
    di solito alle due, alla controra,
    quando i cretini tacciono o fanno il riposino.
    Invece giù nell’orto sudano i pomodori e gli zucchini caldi di solleone
    e le talpe si rintanano per le unghiette affilate del gatto che osserva
    accovacciato e immobile.
    Ma di colpo Libeccio s’innalza
    e le nuvole bianche risfuggono ai monti lontani
    zzz!
    Che è?
    E’ la piccola mosca campagnola lucida e scaltra
    che ti vede e ti si attacca sempre sullo stesso punto.
    Allora dice: “adesso raccolgo quattro visciole
    spacco qualche nocciola
    così con la scusa rivado in cantina e faccio un travasetto di nascosto
    nelle antiche bottiglie marroni di birra “Peroni”:
    (è bello far travasi furtivi in cantina!)
    Ma appena esci, riecco la moschetta e il bastoncino a “7”.

  • V INTERMEZZO
  • Siedi su una nuvola!
    abbraccia il mondo prima che sia troppo tardi
    gioca con la bocca senza assistenza semantica
    sennò ti viene la paura di Novembre e della pagina bianca
    invece è bello suonare di assenza ed entrare in chiese vuote.
    Anch’io non voglio più giocattoli, ma un cappello da bersagliere
    un corpicino puro e pulito, disegnato sull’aria tremante
    sul cielo che attende e sorride
    un punto irradiato di feroce tenerezza
    labbra morbide di burro per afasia monosillabica.
    Allora l’aria brucerà d’amore
    e la notte sarà un pretesto per delirare bellezza
    e sopra il mare sorriderà la Luce e i sui Poemi
    e il fianco tenero di un sogno
    sfiorerà piedini bianchi che non toccano per terra.

  • MAGISTER
  • Perché si insegna ancora “ROSA - ROSAE”?
    per la declinazione della Prima?
    certo!
    E poi perché è una bella tradizione!
    Anche “puella” andrebbe bene,
    ma lo iato fra vocali
    la doppia consonante pure liquida…
    farebbe che i maschietti arrossirebbero!
    Le bimbe no:
    sorridono alla vita molto prima.

  • NEBULOSE
  • I capelli mi sono diventati azzurri, marezzati al bianco,
    come la natura intima di una vecchia gitana,
    come un formaggio lombardo di gorgonzola
    una muffa profumata …
    La mattina quando mi sveglio (se mi sveglio)
    fioriscono nel cervello parodie di canzoncine famose o di stornelli…
    ma di quelli proprio spinti!!
    Di certo questo fatto non denota maturità
    però forse significa che la vita, nell’ultimo tratto,
    si involve come una chiocciola…
    o le nebulose…
    mica male!

  • VI INTERMEZZO
  • A volte l’alone infrarosso della luce si scava un varco
    attraverso l’intermittenza delle “veneziane”
    ridonando il sapore delle scoperte infantili…
    un bacio caldo amore!
    sulle labbra ingentilite dal tramonto degli anni,
    sfuggite pian piano allo sguardo invidioso delle divinità e della sete.
    Per ora ci sono rimaste favole che si specchiano su pareti decorate
    da affreschi a mosaico e da sogni pettinati sul fondo del mare
    (tornati dal punto di fuga, come numi benigni)
    o forse da storie arricciate dal vento
    simili a nuvole amiche di un risveglio incompleto…
    dimmi amore!
    quando è stata l’alba del mondo?
    E’ bello sciogliersi nelle fiabe, dilatato il cuore!
    ché allora ti è dato vedere, per la prima volta,
    la necessità dell’azzurro, il Cosmo percepito in acque ortogonali…
    vieni amore,
    cantiamo insieme la tenerezza che ci ha dato il tempo
    e la nostalgia del primo arcobaleno
    imminente sul mare!

  • PSICOANALISI
  • Noi non andammo a letto per dormire
    ma per un vano bisogno di interrompere i pensieri
    che duravano filati come alcioni bianchi e superbi
    e non smettevano di esistere da qui a lì
    nell’azzurro sfacciato del cielo.
    Così noi siamo schiavi
    della continuità dell’esistenza.

  • UNA POESIA D’AMORE
  • Dopo tante stupidaggini posso tornare a scrivere
    una poesia d’amore:
    il taglio discendente di una palpebra, sul mistero dell’iride,
    lo scatto impercettibile di un sopracciglio
    e mi si è illuminata tutta l’anima.
    Succede.
    E inquieta.
    La schiena gobbetta
    i capelli allisciati dalla trascuratezza
    le guance inconsapevoli del rischio e del risucchio dei baci di bava,
    il collo tanto anonimo e venoso…
    il resto non conta!
    Eppure anche tu te ne andrai
    non solo dai miei giorni e dalla vita
    ma perfino dai ricordi
    perché un branco di assassini ha stabilito
    che non possiamo amare chi vogliamo
    perché loro non lo sanno
    che ogni bambino incurvato dal tempo
    diventa un angelo di fuoco.

  • VII INTERMEZZO
  • Voglio la fine delle stagioni
    perché una grazia leggera riveste la luce della città
    e la felicità porta a spasso l’amore e le tue gambe leggere
    in fuga dal mondo banale.
    Mettiamo in musica la nostalgia furente di una carezza
    perché il passo del tempo non concede spazio alla melanconia
    né alle parole inespresse.
    Fra le mani c’è la gioia dolorosa di una festa futura
    o forse presente inconsapevole.
    Come è bella la Luna stasera!
    sarà il suo compleanno!
    Proviamo ad aprire la sfera dello Spazio per dialogare con la materia
    incandescente
    così rivivremo al di fuori del corpo, congelati dalla Bellezza.
    Gli occhi sono bagnati dalla Luce di un sorriso
    le mani accarezzano l’aria
    uno sguardo monta i fotogrammi degli attimi
    ma sotto sotto speriamo di rifugiarci nella ferita sonora
    dell’Universo curvo e addormentato.
    Le trombe urlano di bellezza
    raccontano la storia della felicità
    e come in un orgasmo antimaterico
    il diapason di Vega.

  • PASSEGGIANDO
  • Ho raccolto sette stelle
    attorno al camposanto degli ippopotami
    e le tavole dell’anima
    si sono fatte azzurre

  • FIGLIO MIO
  • Passati i tuoi vent’anni
    passato il tempo dell’insegnamento
    adesso tu ci sei
    forte rocca del desiderio
    cresciuto rapido nel sole
    come le foglie dei poeti antichi.
    Dai culli della nonna
    alle amiche chiacchierine
    fino alle profezie,
    quelle della canzone che ti allerta
    perché papà sa tutto
    anche quando sbaglia.

  • VIII INTERMEZZO
  • Dicono che si scrive di notte
    ma cosa?
    il certificato della propria esistenza?
    O meglio, bisogna sorridere quando ci si sveglia
    aprirsi alla mattina su tutto, ma proprio tutto quanto?
    Solo sugli sterrati dei cantieri decennali
    sui cani da caccia pezzati
    sulle tracce narcisistiche di aerei che suonano ultrasuoni
    sugli amori lenti per far uscire i sogni allo scoperto
    sul parametro idrico che porta al domani
    oppure, molto più semplicemente,
    su un equivoco ventoso che si trasforma in nebbia
    o nella midriasi delle pupille che fa tremare le cose
    o sul corpo rilassato
    che dice “grazie!” al semplice fatto di esistere?

  • ANCORA AL FORO ITALICO
  • Ho fatto un dopobarba di resina di pigne
    e l’acqua di toletta con l’alloro.
    Attaccatevi al cazzo petrolieri:
    dalle boccette a spigoli tralucono
    limpidi lùccioli di vetro e il ricordo di un odore:
    quello del fazzoletto di papà che sapeva di tasca di giacca
    legato a quattro nodi sulla testa
    preso per asciugarmi il visetto di fiamma
    per il sudore mio che ero bambino sotto il sole...
    Se allargavi il respiro sul lato mancino
    bòtti di tamburelle (ma quasi a cento metri, sai?)
    con palle da tennis!
    E ìndici noccoluti che battevano sull’elica degli aeroplanini
    predestinati al volo circolare
    (scoppiavano i motori di odori di benzina).
    Poi genitori inutili e figli delinquenti
    sbrecciavano i mosaici coperti di leoni e di imperi africani.
    Invece certi atleti in canottiera facevano i podisti
    ma più lontano: lungo le siepi del Lungotevere.
    E io tornavo a casa che ero stanco
    e mi guardavo avanti perché ero piccoletto
    e non contavo gli anni.

  • L’ACQUA
  • Per purificarci ci vuole l’acqua
    l’acqua è santa.
    Quando abbiamo voglia di vino o di salato
    bisogna bere l’acqua
    così diventiamo più magri e più santi.
    Certo, dedicare una poesia all’acqua...

  • IX INTERMEZZO
  • A volte ho visto
    sulle colline delle mie vacanze mentali
    grovigli di frutta e bellezza da alture perverse
    fanciullacce fiorite vertiginosamente
    fino a rapirti l’anima di strappo.
    E, sotto, una nebbia cattiva e tranquilla
    saliva come un’osmosi probabile per troppa umidità
    Così talvolta, confuso, gridavo:
    “ il mare! ”

  • GLI OSTI DI PRIMA
  • Io volevo dire che gli osti di una volta
    per togliere l’arsura dell’esterno
    buttavano bacili di acqua a sguazzo
    sul piancito arrostito dal sole di Luglio
    quel cazzo di Solleone
    che fa arrabbiare gli invertebrati dello Spirito.
    Insomma lo sciacquìo che ti allagava la polvere secca
    e tante formiche tenaci.
    Se verso sera poi arrivava Orlando, cantilenando,
    (sinceramente) non glie ne fregava più niente a nessuno.
    Tornando al pavimento
    c’è che quando butti l’acqua
    ti arrivano le vespe
    e quello sordo, credendo che si tratti di rossi motorini da lontano,
    cala la briscola,
    ma quello illuminato non si punge
    perché sa che quelle vespe
    fanno parte dei vasi di fiori.

  • X INTERMEZZO
  • A volte mi sveglio all’alba
    un’alba ritagliata dai bordi rosazzurri di tutto ciò che m’appare
    poi torno nella mia conchiglia.
    Sembra che fosse più bello allora, ma allora quando?
    forse nell’anno dell’eclisse? o della cometa?
    o negli anni segnati da stelle filanti sul nostro stupore infantile?
    o sui campi abbandonati e ridondanti di campane ecclesiastiche al tramonto?
    Poi divenimmo Assiri nelle notti insonni e implorammo l’alba del mondo.
    Perché sempre tramonta la felicità?
    Forse perché gli astri (lontani di anni luce in linea quasi retta)
    non li possiamo percepire veri neanche dal capolinea della Luna?
    O perché, personalmente, ho visto gli anelli di Saturno
    senza che i miei occhi presentassero il passaporto a Dio?

  • FANCIULLINE BIANCHE
  • Poi dice che la psiche non esiste!
    Ma un sogno che ti uccide (come la mettiamo?) è colpevole?
    O fanciulline sbiancate da droghe mortali
    se non conoscerete gli sguardi severi dei padri
    le mani forti appassionate di vene
    le amiche chiacchierine, per innocenza,
    dove andrete a perdervi?
    In un vuoto contraffatto
    dove solo il desiderio vi scatterà ancora
    come un’ape sugli attimi appena fioriti?
    Può darsi.
    Oppure forse vi stropiccerete gli occhi nel risveglio della Prima Luce
    quando sulla vostra fronte bianca e profumata
    resterà impresso il mostro dagli occhi gialli!
    Non sono gialli infatti i leoni, che infestano la notte quando sognano?
    Ma poi tornerete nel giorno di sempre, alle vostre abitudini sciape
    e poi taceranno di nuovo i tramonti
    e ancora morranno allo scuro del sonno
    e si appanneranno nel breve sorriso felino (per niente innocuo)
    perché già sul presagio al mattino
    sfreccia e saetta di Alichino il foco.

  • XI INTERMEZZO
  • C’era una volta in mezzo alle bufere un cherubino alto
    e alato di penne rosse e nere: quattro!
    Perché la sua voce verificava
    le coordinate della Notte
    e teneva compagnia agli insonni
    (ubriachi, barbari, assassini…)
    Celebrava il tramonto, il buio, persino l’alba
    sul colore ossidato delle stazioni ferroviarie
    sui lucernari e sulle altane gialle, per ricordarci il nostro stile di vita.
    E che dire del probabile connubio fra vampiri e gufi
    alla ricerca del sogno di una cosa?
    Apposta e per contrasto i pèschi bianchi annunciano l’Inverno
    quelli di rosa la pre-Primavera:
    e poi un canto umile a colori prepara l’igiene della mente.
    Come i fiori ai davanzali dei quartieri dormitorio degli ospedali
    delle palazzine martoriate dal tempo, dal passaggio della storia
    dalle mani femminili, prevalentemente femminili: Donne.
    (Sentito che cavolo di ribaltamento a metà poesia?!)

  • RITMI MISTI
  • Si elevano fioretti a meraviglia
    sulle groppe dei colli a solleone
    e soffia la bisbiglia
    di nonne decimate.
    Fioriva ancora il tiglio
    perché era Primavera la stagione
    (tenevano consiglio
    le femmine già usate)
    schiacciatevi al cuore la musica - fischietti che ancora fischiate
    se il caldo dolore dei broccoli - nell’anatra ancora sentite
    slargate lo sguardo ad Urano: - le stelle si sono appuntite
    avverto pensieri ordinarî
    fatine svanite
    Ci avete preso gusto? Noi non ci prendemmo gusto.
    sentite un certo ritmo?
    Noi ci trovammo un baratro davanti
    che si allargava come un disegno infernale.
    Dante lo disse a sillabe:
    contava sempre uguale!

  • AL VERANO
  • Insomma io se bevo due bicchieri
    sono un ragazzo nobile e pure di rispetto
    se poi ne bevo quattro imparo le addizioni (2+2)…
    infatti una ventina di giorni fa
    sono stato al Verano (che non ci si va mai)
    e invece pure il cimitero ebraico
    vedessi come è pieno di bianco e musco
    sporco e musco
    rettangoli bianchi, feritoie e musco
    sotto cipressi giganti e cedri giganti e pini giganti
    ma tanti che sembra che l’hanno piantati apposta
    perché i morti sono morti da molto tempo.
    Quanto avrei voglia di morire!
    non per morire:
    per smettere un attimo di starci.
    Perfino i gatti sono diversi al Verano
    cicciotti e tranquilli
    quasi buddisti come in aspettativa.
    Sgambettavano pure due bambine
    con le gonnelle e il fratellino piccolo
    il padre le cercava e le chiamava
    ma che ti chiami in mezzo alle tombe ammucchiate?
    perciò ho guardato il Sole che stava a più di Sud
    per orientarmi, per tornare indietro
    ché cominciava pure un venticello che non piaceva per niente
    (io me ne intendo perché sono erudito)
    e la fioraia già smaniava dall’esterno.

  • XII INTERMEZZO
  • Certo, bisognerebbe imparare a perder tempo
    ma poi che si fa? come andiamo oltre?
    L’“oltre” è solo un’idea - e no che non si narra! -
    Allora ti riacchiappano smanie di normalità
    smanie moralizzanti
    paura di guardare sotto lo stato cosciente
    dove ininterrottamente si agitano ballerine olivastre, piccole e smunte,
    che danzano per crudeltà canzoni futili fra stereofonici spazi persiani
    o cancellate di ossimori emozionali
    mentre l’astronomo babilonese
    congela litanie sempreverdi sull’arcobalenante peso della vita
    (scordandosi che anche i giardini orientali vennero ai ferri corti col vento).
    Ma la musica del verso è un Poema della Luce
    un volo compunto fra fumo e luci rosse
    anzi, il punto di fuga del vento in cenere di petali.
    Per questo la pensilina della nostalgia riprende a illuminare la vetrata onirica
    proprio come l’estuario del mio amore bambino scivolò nel caldo corpo dell’Universo
    facendomi fiorire l’anti-materia sulla pelle.
    Perciò… chiudiamo il cielo! A dritta nostromo!
    Il sogno è già passato.

  • AMPELOS
  • Vinti dal vino
    quante volte ci siamo immessi in mezzo alle pietruzze
    come le viperette
    e fra puzzette d’erba,
    fra scarti abbandonati e viuzze di mondezza.
    Però io volevo portare Assuntina
    (questo era il bello!)
    in un certo posticino
    per sapere se sapeva di verdure
    oppure di qualche altra novità! (sennò i bambini che ci stanno a fare?)
    Qualche altro invoca il dio delle montagne
    oppure si mortifica
    perché (di solito) non ci si sventra
    a un turbinio di bocci e di bambini
    che allagano l’azzurro
    e sfumano sul verde!
    No?!

  • BOCCIOLI DEL MALE
  • …e tu femminuccia nemmeno pensata
    volevi farmi zitta zitta un bel buchetto
    per scivolarci dentro e cucinarmi l’anima (il pranzo mi dicevi, svergognata!)
    con due ciuffetti scemi già occhiati di azzurro!
    Certo che ti ci avrei portata nel profumo dei capperi e le alici
    per spandere antìdoti
    fra il veleno dei tuoi anni così teneri di verde
    come un aspide maschio!
    Ma il verde sta male con l’azzurro
    e quelle lievi occhiaie già accennate
    a chi le raccontavo?
    Al primario di un policlinico? a tua zia che emigrò in Argentina? a Toro Seduto?
    Si sarebbe scatenato un putiferio di donne emancipate e avvizzite
    preti televisivi, oranghi imprevisti.
    Siccome queste cose già le so,
    rimani dietro gli angoli
    e torna ad albeggiarmi dentro il dentro
    (ora che sulla soglia a sessant’anni
    rossisco di pudore antelucano)
    laddove già da piccoli pensammo
    che lì ci fosse il centro del respiro e la felicità.

  • XIII INTERMEZZO
  • Sui prati del silenzio aleggia
    il fascino dolce e crudele di un’idea paranoide
    e il vuoto dei tuoi ringraziamenti composti.
    Senti freddo amico?
    Hai già dimenticato quando cantavo melodie di vento
    spente dall’ossidazione della locanda del desiderio
    e che raccontavo di giornate memorabili nel neolitico africano?
    Non lo sapevi che tutto passa e nulla importa
    se non l’oscenità della vita
    quando vibra di poesia inespressa fra oscurità profonde e luminose
    o si trattiene fra mani impietrite?
    Ora che certe pareti poco rispettose assaporano il dolore del tuo corpo
    e l’acqua della luna disegna mura slabbrate sulla pelle dell’infinito,
    la tristezza di parole cercate senza senso si irraggia sul niente
    e forse ti torna in mente
    come era bello abbandonarsi alla paura della Primavera.
    Ma la bruciante comprensione del brillare nel marmo
    vibra ancora come una saetta infissa sulla necessità dell’amore
    e disegna una fertile ferita fra le tempie, facendo riaffiorare racconti inutili.
    D’altra parte è difficile conservare la calma davanti alla bellezza!
    ma tu pensa solo allo spessore di un bacio:
    non intossicarti di verità!
    Sia una farfalla il peso trasparente della tua vita,
    soltanto dopo stendi il verbale
    e che domani è un altro giorno non raccontarlo a nessuno.

  • RICORDINI
  • Se devo essere sincero
    i ricordi più belli sono i regali di quando era la Befana, a sei anni:
    presempio la barchetta verde plastica
    ma proprio semplice (solo lo scafo)
    eppure quanto m’è rimasta impressa!
    La fisarmonica a quattro bassi presempio
    non era un’esagerazione, perché a due anni
    mettevo già gli elastichetti gialli alle maniglie del’armadio, per suonare,
    perché ero musicista
    infatti mi piaceva quando mamma mi cantava
    (china sul letto per farmi addormentare nella notte)
    o gli inni protestanti o ninne nanne.
    Dice “ma allora perché, alla tua età, stai scrivendo nuove poesie
    oltretutto con questi cazzo di “Intermezzi” che non ci si capisce niente?
    E poi a che servono?”
    Ma l’ho detto: perché ero musicista!
    Presempio quando spegnevano le porte e le luci dell’ospedale là dove stavamo
    sentivo un rumore fisso sia acuto che profondo
    chissà che era?
    Tanto in quell’atmosfera, quello che facevi sbagliavi:
    o entravi nelle stanze dei dottori (buie)
    dopo il buio dei corridoî
    e disfioravi attento le lenti e i stetoscopî
    o raccoglievi le cicche schiacciate (che chissà chi se le era messe in bocca)
    o facevi la scivolarella sull’elica nera del passamano
    che scendeva dal primo piano del “Policlinico del Lavoro”
    a piazza Gentile da Fabriano.
    E mamma mi sbatteva il battipanni sul sedere
    (tappeti non ne avevamo)
    e papà che non credeva che potessi suonare la fisarmonica
    perché vedeva solo le cicche spente che quella volta ho raccattato
    (forse gli enfisemi degli adulti derivano dal ricordo di puzze infantili)
    mi dava umiliazioni corporali nelle nicchie dei corridoî
    perché la vita lo aveva amareggiato o perché a quei tempi si usava così
    o forse perché aveva smesso
    di suonare il clarinetto.

  • XIV INTERMEZZO
  • Nella luce salutata dallo specchio
    cado dal mio corpo in un club di marionette
    sul missaggio fra sangue e raddoppio dell’encefalo
    mentre la pioggia sottile fa presagire il volo di una stella soffiata
    come una principessa sfuggita dalla rivoluzione
    e infiorata in un sonetto scritto bene.
    Anche gli aironi hanno gli orologi ossidati dai terminali del sogno
    come la superficie verticale di un dolore elettronico o di una facciata barocca,
    ma quando strapazzano le ingenuità dell’anima
    fanno male come monsoni apatici.
    Lo so che la diserzione dalla vita è un gesto fertile
    dettato dal compasso del tempo
    e che il bianco della pazienza terrorizza i computer
    come un tintinnare di consonanti su labbra morbide;
    anche perché il nostro inconscio ormai è ammobiliato
    e sulla vetrata preraffaellita della sincerità
    è da un bel pezzo che si è stagliato un delirio patetico
    (d’altra parte si tratta di un pretesto
    per sopportare le dissolvenze della Bellezza
    che invece sembrava indelebilmente impressa
    nella midriasi pupillare come un compleanno della materia
    o un presepio della cosmesi).
    Ma se anticipi l’alba perfino la latteria è chiusa
    e questo ti ferisce
    perché tu eri un bambino che odorava di talco
    e era bello contare i giorni
    allora
    per autorizzarsi a vivere prima della carie del tempo!
    Invece adesso le lacrime fanno sciopero
    e le notti, puntigliose a torturarti, ti negano anche l’immaginazione
    di marine schiarite dai gabbiani
    perché le aurore sono stregate da sogni
    che fuggono senza neanche salutare
    (anche quando lasciano un sapore dolce, come di depressioni longobarde).
    A che ci appoggeremo dunque?
    A brusii di amanite velenose? Alla scia profumata di una suora giovane?
    Alla trincea di una retroguardia che fugge?
    O forse ammetteremo che abbiamo crocefisso i sogni della Filosofia
    in bisogni di incoerenza perché la ragione non coglie il “fuggente”?
    Altro che la Musa stanca di coralli!
    Io, fra tante memorie ornamentali, sono bruciato di consapevolezza:
    sono come un vecchio, salvato da ragazzini tra un frullato di gratificazioni:
    Altro che incendiato da bellezza di monasteri!
    Perché la ferrovia termina dove ci stanno i panni stesi,
    dove gli zingari felici ignorano i barboni
    e la sala d’attesa è la metafora del vuoto della vita degli altri.
    E anche perché conosco il testamento dei tossicomani
    e non ho paura della Luce (casomai del soqquadro).
    Mamma dammi il Sole nel viaggio della notte-vita!
    perché pareti inarcate disegnano campi di forze
    lager ospedalieri, cliniche illusorie, danni di Ippocrate da Gesù cristo a noi!
    E anche l’effervescenza non è di grande aiuto
    se non ci si confessa almeno una volta all’anno
    allo sguardo di chi ancora ce la fa
    a leggere i poeti e chi li move.

  • STATI D’ANIMO
  • È come se uno
    a forza di guardare cumuli nembi e cirri
    dicesse che gli è venuta la cirrosi!
    sono tutte stronzate: il vizio esiste al di sopra del mondo degli uomini.
    Tu facci caso:
    se ti svegli indulgente con te stesso
    tutti i cretini che incontri sembrano giustificabili
    e sembra che pure platani e piccioni e marciapiedi sbrecciati
    facciano da complice cornice,
    ma se l’umore è cattivo tutto il mondo pare che lo sappia
    da quando s’è impicciata la vestaglia sulla maniglia del bagno
    appena che eri sveglio.
    Dunque le cose ci vedono?
    pare proprio di sì!
    Apposta se facciamo qualche cosetta vietata
    dobbiamo stare attenti, anche da grandi:
    perché l’Eterno è lento a punire!

  • CONSIDERAZIONI
  • Anche tutti gli amici più vivi
    ci hanno lasciato poco o sono morti
    pieni di Luce, spezzati nella Luce
    altroché!
    E noi, sbrillati oltre i conti della resa,
    ci attestiamo su soluzioni diverse per convenienza o dignità:
    uno lavora
    uno lavora e fatica
    uno obbedisce alla moglie
    uno alle apparenze
    uno “adora” Verlaine perché non ha letto lo pseudo-Dionigi
    l’altro si decide per la melatonina...
    non era meglio se ci davano il potere
    e mandavano a fare in culo quelli del TG con l’erre moscia
    o i dipendenti dell’ATAC che scioperano?
    così la smettevamo di scrivere poesie!

  • XV INTERMEZZO
  • La tentazione di comporre il “reale” in coordinate accettabili
    viene sconfitta da un ventaglio di armonie insospettate
    infatti le linee di forza delle emozioni non vanno represse
    ma vissute fino in fondo, senza masochismo
    però anche senza rinunce.
    Può mai ferire a morte la bellezza?
    Oppure ci prende di sorpresa nel compasso della noia
    come in un sogno monocromatico di rosa
    rassicurati da abitudini protettive?
    Ma squilla la Luce sull’acqua
    liquido luminoso
    in riflessi arcobalenanti di vetrate al tramonto
    anche se la porosità di un vecchio muro di cinta
    racconta una memoria di cose
    e la prassi dei sentimenti
    e la dialettica della materia.

  • PUPAZZETTA BIONDINA
  • Capelli giallo timido,
    per occhi due coriandoli di cielo
    proprio come non piace a me.
    Eppure hai germogliato, pupazzetta,
    e neanche al primo tiepido d’Aprile
    ma al gelo di Gennaio
    al ghiaccio della merla
    come una primula feroce.
    All’uomo ingenuo potresti apparire
    una piccante diavoletta
    invece sei una sciocchina qualsiasi
    banale come il verso precedente
    e il primo delinquente
    che ti afferrerà il fianco sinistro
    gli puzzeranno pure un poco i calzini.

  • MATEMATICA E SOGNI
  • Meno male che ci sono gli amanti della matematica!
    i romani non avevano lo zero
    noi invece sì: l’abbiamo perfino definito,
    come non essere euforici?
    Però chissà per quale motivo, proprio adesso
    mi è rivenuta in mente un’immagine come di un sogno, rosa e giallo,
    provatevi a pensarci: un ambiente tutto rosa e giallo:
    le pareti, le tende damascate e pesanti, i pupazzetti soprammobili,
    i tappeti dolciastri
    una bamboletta cicciottella bionda, perché è giallo,
    e il vestitino rosa perche è tutto rosa e giallo!
    Acciderbolina!
    sono sicuro che anche i matematici hanno fatto questo sogno
    solo che non lo dicono e fanno bene perché non serve a niente.
    I sogni non servono a niente
    le poesie non servono a niente
    e i tempi non cambiano: non è che prima era meglio di adesso
    prima di meglio c’erano solo gli ambienti, non i discorsi;
    le pergole, non le bestemmie.
    Qui mi fermo perché ho riletto la poesia
    e questo non si deve fare: quando l’hai riletta è finita.

  • XVI INTERMEZZO
  • Una polluzione di metafore
    racconta di Persefone, del prato di Sicilia.
    Guardiamo!
    C’è un ansimare d’aria, una ristampa di bellezza
    cosa dovremmo chiudere?
    il cielo sopra a lei? (che perse la primavera e fu Primavera?)
    le carotidi di Ades? (o il suo scettro che aperse la Terra?)
    la soffiata di Aretusa (che fu amata come un’onda?)
    o dovremmo accontentarci
    in un’apoteosi normalissima
    del cigno bianco che forse presagiva
    le chicche melagrane
    della “Regina dell’eterno pianto”?

  • ISAIA
  • Capirai, della poesia si mettono a parlare
    proprio i più impredisposti:
    primi i professori di lettere
    poi quelli che se ne sono accorti a un certo punto
    perfino le donne!
    e organizzano pure concorsi a premi
    perché hanno fatto le “riscoperte”:
    Rilke e Lorca
    che manco sanno pronunciarli di seguito
    e Rimbaud “che ha smesso a vent’anni!!”.
    Brutte teste di cazzo
    ma perché non vi leggete Isaia
    e poi vedete dove ve lo ficcate Rimbaud!

  • LIBRO PROFETICO
  • Profetico non vuol dire che predici, ma che parli bene.
    Di chi parli bene però?
    Gli esseri sono tutti inconsapevoli:
    genitrici inconsapevoli, badanti inconsapevoli
    perfino nonne inconsapevoli (i nonni manco li nomino, poveracci)
    di che si profetizza dunque?
    Forse di un arco
    una superficie distesa contro un arco
    un muro disegnato nell’aria tremante
    il cielo che attende e sorride.
    Tremano anche le parole
    come un acquario tranquillo
    dove galleggiano confidenze inespresse
    o labbra morbide di burro di cacao
    colorate di nostalgie interiori, di grazia imbronciata,
    mentre l’aria si brucia d’amore.
    Una carezza schiarisce l’aria
    nella prospettiva a destra, delirante di bellezza
    (ecco perché non si ricordano le poesie del Novecento:
    perché non sono orecchiabili!)

  • XVII INTERMEZZO
  • Se i soliti piedini bianchi non poggiano per terra
    come può la contentezza portare a spasso l’amore?
    Le carezze infatti, si sa,
    sono rattrappite, non tanto per tempo,
    quanto per scontrosa tenerezza.
    Ma il fatto è che le cose
    hanno una facciata scivolosa e plastificata
    che non concede spazio alla malinconia
    perché gli scherzi veri non si rivivono
    e le vere feste sono atemporali.

  • LA SVOLTA
  • Poco più che ventenne
    mi misi con una bella donna americana
    e ero contento parecchio
    perché la mia vita aveva avuto una svolta
    era evidente.
    Quello che non avevo considerato
    era che le mignotte non venissero solo da Frosinone
    e quando glie lo feci notare lei mi mandò a fare in culo.
    Allora mi resi conto che la mia giovinezza era finita.

  • NOMI DIVINI
  • Be’ certo Dio lo debbo ringraziare
    perché mi ha fatto sorvolare i racconti sacri non come Lilith o Budda
    bensì nel senso che mi ha svettato sull’imbecillità
    più di un arcangelo.
    Mica perché Lucifero è stupido o brutto (ci mancherebbe!):
    ma perché il Bene è più insidioso del Male!
    Apposta gli uomini sono mediamente idioti:
    per proteggersi dagli strali della Bellezza, dell’Intelligenza e della Matematica
    e il brutto è che non tutto segue da tale consapevolezza:
    a volte una banalità tecnica cambia la percezione del mondo
    e quindi l’etica che ne dipende (tipo lo STEREO che è meglio del MONO).
    Però la poesia si intitolava “Nomi Divini”
    quindi sono andato fuori-tema.
    Allora perché continuo a mettere in musica (cioè nella Luce) i suoni delle parole?
    perché valgono per tutti!
    Se io dico “Confiteor unum baptisma”
    questo non c’entra niente col battesimo.
    Chiunque sa che i viaggi non si fanno cambiando luogo
    bensì chiudendo gli occhi!
    e mi si perdoni:
    ero andato in bagno a vomitare cellule striate di nero
    nonostante abbia smesso di fumare più di cinque anni fa.
    Ora dovrei illustrare un altro paio di concetti
    ma, grazie a Dio, me li sono dimenticati.

  • XVIII INTERMEZZO
  • L’acquario due ore fa
    non ha resistito alla pressione dell’immaginario
    è scoppiato come una primavera barocca abbracciata ai ricordi!
    Però non c’è bisogno di scuse:
    mi piace raccontare favole al vento
    sorridere ai fiori
    guardare le cose senza vederle (qualche volta)
    narrare raccontini preonirici, entusiasmi fraudolenti
    lettere mai arrivate, cartoline italiane, vittorie rimandate.
    Ma dove è finita la mappa dei naviganti?

  • AISTANOMAI
  • La membrana del timpano
    deve essere percossa dalle onde.
    Andiamo dunque al camposanto a sentire le onde dei morti
    a vedere i colori dei morti:
    il bianco, il verde,
    il bianco increspato, il verde scurocipressino
    il giallo secco, lo stuono violetto del tramonto.
    Non chiudete il cancello al cimitero!!
    io debbo percepire ancora!
    è l’unica visione che mi piace
    (non che mi piace: è che mi sembra seria.)
    Alzo il volume al requiem delle anime
    che stanno bene
    non volano, non fuocano
    stanno
    sono essenze stanche e beate
    perché stanno!
    Guardiamole
    per imparare a stare zitti
    “tibi silentium laus”
    state zitti
    stiamo zitti.

  • LE TRE STAGIONI
  • Perché Poesia e Filosofia fanno rima?
    Perché la maggior parte della vita del’uomo
    è una bella stronzata!
    infatti l’Infanzia e la Vecchiaia
    sono gli unici periodi nobili e degni
    perché non si lavora
    e dunque si è animali seri.

    Il lungo periodo di mezzo è per
    ambiziosi, ipercinetici, deficienti
    non vale neanche la pena di parlarne.

    Invece la Fanciullezza è fatta per impressionarsi
    e conoscere il mondo dei sogni belli
    come “volare”
    o, da svegli, provare vertigini come “prendere uno schiaffo”
    o “percepire una bella bambina”
    o “annusare le pagine di un giornaletto fresco di stampa”.
    Senza contare la sensazione del marmo travertino
    duro poroso e bianco, con i suoi ragnetti rossi
    che evidentemente sono passati di moda
    perché chi l’ha visti più? e dunque chi li conosce?
    (e soprattutto chi se li era inventati? Mussolini allo Stadio dei Marmi?)
    Senza contare in sovrappiù
    il verde aguzzo dell’Albero di Natale e i lampetìi timidi delle candeline gialle
    lo scroscio di profumo di pulito nei polmoni delle lenzuola al sole
    (perché c’erano donne vere)
    il peso dell’autorità paterna
    (che era quasi tutto sbagliato, ma non importa)
    il profumo assiomatico della varechina
    (che è il profumo più assiomatico del mondo)
    e il disgusto sniffato per gli amichetti scuri puzzolenti
    attaccati periodicamente da malattie volgari
    (soprattutto sulla pelle per fartele vedere).
    Invece nel cortile lo avvertivi
    lo struscio silenzioso del mantello verde-zebrato di una micetta
    che i suoi tantàvoli graffiavano i pieduzzi a Nefertiti!

    Dipoi viene la puzza dell’adolescenza
    con le ascelle, i pedicelli, gli aliti infernali
    e le rare ninfe promesse, che appena sbocciate
    sfioriscono nella normalità.

    A questo punto il Padreterno ha fatto il buio
    per renderci difficile il vedere
    quel che succederà nella vecchiaia (per chi ci arriva).
    Invece è proprio lì che si spalancano le stelle
    che certo che c’erano anche prima!
    ma chi lo sapeva che avevano quei nomi arabeggianti?
    Shedir, Algol, Mirphak, Rigel, Denebola...
    Ecco perché si scrive anche ciò che ti danneggia:
    infatti esiste pure la tarantola, che non sarà innocente,
    ma è bella e balla in Puglia.

    Insegno queste cose ai miei scolari
    e un paffutello mi interrompe:
    “Lo sa quello che dice nonno mio? che il vino è sacro!”
    Lo dico pure io!
    Ma poi sento una crisi di coscienza:
    sempre sto cazzo de vino!

  • XIX INTERMEZZO
  • Buona notte amore, ciao papà, non ti arrabbiare mamma,
    non ferirmi Luce della notte
    ho cancellato le pareti dei sogni
    infatti comprendo non solo i miei ma tutti i sogni
    a volte li seguo nel sotterraneo adorando la loro ambigua forza
    a volte li leggo nella tachicardia del risveglio per fissarli sulla stanza
    alle cinque, all’ora della corrida.
    Quale carie del tempo?
    Io li ho crocifissi i sogni
    sennò a Carnevale che fanno? si mettono la maschera?
    E voi lo state capendo
    che sono costretto dal ritmo del silenzio
    ad alternare parole e sottili sorrisi?
    Quante sciocchezze dico!

  • SAMMAEL
  • Una sera davanti al solito camino di notte d’estate
    coi soliti ciocchi di cerro (che chissà se è vero)
    e manco un amico
    ho smesso di leggere “I Tre Moschettieri”
    e ho evocato Sammael, l’angelo della morte,
    ma non per giocarci a scacchi
    come avrebbe pensato uno scandinavo:
    per chiedergli se aveva rimbalzato fra le stelle
    prima di essere percepito dagli uomini.
    Lui mi ha chiesto come stavano i miei conoscenti
    soprattutto quelli a cui ero antipatico
    e allora son venute le farfalle
    polverose e marroncine
    come se niente fosse!
    Gli ho chiesto tante quante ali avesse
    e lui mi cita la morte di un Salmo:
    “Beato chi sbatterà i tuoi lattanti sulle rocce!”
    “I lattanti di chi?” chiedo io.
    Ti pare che rispondeva?!

  • INVITO
  • Dopo il primo bicchiere di vino
    mi innamorai di un corpicino qualsiasi
    perché ero piccolo pure io.
    Il suo debole sangue sulle labbra, sulle guance,
    mi avrebbe inebriato come mosto zuccherino.
    Ho alzato una mano
    e il Cielo e la Terra si sono accartocciati
    per proteggere la mia emozione.
    I vecchi mi guardavano sorridendo.
    Vieni! scendi sull’erba del mio giardino
    piccola vergine lunare (dissi)
    giochiamo a costruire idoli d’argento
    senza irritare Artemide
    perché lei (solo Lei) conosce la Luce e le Tenebre.
    Disegnamoci il cielo dell’anima di azzurre stelline
    (perché tutti sentiamo paura del buio
    o perlomeno ce l’abbiamo avuta)

  • XX INTERMEZZO
  • E’ una notte troppo speciale per sprecarla in un sonno senza riposo.
    L’oscurità fetale della stanza balla una specie di tango fra sorrisi e mancamenti
    e l’ambizione di poesia fra le mani (ombra dell’ombra)
    entrerà domani in manicomio, vestita di nulla, per una depilazione mentale.
    Ma intanto devo imparare a usare gli errori come gradini
    perché io non so nulla
    so solo che a Maggio mi iscriverò alla vita
    e seguirò il dettato dei sogni
    tanto la Morte di notte non esiste.
    L’esistenza poi non ha senso nemmeno troncarla:
    non credo che percepire alberi circonflessi sulle infermiere del nosocomio
    o il fatto di sedermi sull’angolo della letteratura
    disturbi più nessuno!
    Intanto la Notte allude a ombre, a ombre di ombre,
    ma l’encefalo s’apre a domani, al risveglio nel Sole-regalo,
    a quando andrò a sedermi su una nube
    con ancora sulle labbra la dolcezza del vino
    attraverso una ferita dell’alba.

  • ECCLESIASTE
  • Non solo i superbi ma, per dire,
    anche le zanzare
    le ortiche vertùrgide perché è piovuto troppo
    i pappi delle piante che hanno i pappi
    i Principati angelici
    la ruggine ai cancelli di una volta
    i cartoni animati
    non sono altro che aria acqua e vento
    aria e vento
    vento.

  • COMPETENZA
  • Non so se mi sono spiegato:
    il muratore mura
    il coso coseggia ecc...
    ma il soggiorno della Bellezza è nudo
    perché quelli belli fisicamente da giovani
    anziché porsi problemi etici
    vanno in televisione a fare proprio quello che non dovrebbero fare:
    dare da lontano un’immagine vicina.
    E quando il tempo, cioè l’allusione all’Eterno,
    li piegherà su cose tipo la ricetta dei “bucatini alla carbonara”
    o, peggio, rivolgersi al CAF per la dichiarazione dei redditi
    quali pensierini alluvioneranno la loro mente?
    quelli della maestra delle Elementari?
    Gli piacerebbe!
    Allora io che ho rotto una “Camel” del 2009
    e ne sto masticando il tabacco perché ho smesso di fumare cosa sarei?
    Un imbecille?
    E no, cari miei, io sono un poeta
    anzi, sono poeta.
    Chi me l’ha detto?
    Chi me l’ha detto??
    Ma chi cazzo ve lo ha detto a voi che potevate “avere delle opinioni”
    pronunciare parole sbagliate che manco sapete che traducono!
    Avevate il corpo: un regalo!
    bello anche se storpio, anoressico, devastato,
    e che ne avete fatto?
    Io che sono teologo lo so
    Ma a voi chi ve lo spiega?
    I laureati in Fisica dell’era volgare?
    Non l’avete letto che

    “l’Eterno solleva i mari e fa muggire le onde”?
    “Riveste i cieli di nero e dà loro un cilicio per coperta”?
    che “Guai a chi maledice il Padre perché ha dato la vita”?
    che “Cantate cieli perché l’Eterno ha generato!”?

  • XXI INTERMEZZO
  • Un contadino di quelli che sanno tutto loro
    con la sua camicia bianca perché era un dì di festa
    giocò il fante sotto un re, proprio mentre imbruniva
    e due cuccioli con gli sguardi disegnati credevano di amarsi.
    Io, siccome stavo fuggendo dentro un segreto,
    cominciai ad affittare macerie alla notte
    ma non fosse mai stato!
    Le Erinni, sentendosi ingannate, sputarono una furia tribale
    su chiese alluvionali e repertori allusivi al buon senso
    bestemmiando effemeridi scorrette, accecando luci violette,
    però nascondendo, brutte stronze,
    le labbra azzannate dal desiderio.
    E pensare che c’è ancora chi descrive
    depressioni ammobiliate e poi stuprate da strane ventate di vento
    o, peggio, poesie inesperte
    tuffate nel vino per riaffiorare nel lucido acquario
    del delta pedagogico delle ossessioni
    per tamponare lampi e streghe violentate dal bianco!
    Quando invece perfino le strade sono preda dell’alcol
    e il viso d’acciaio del poeta fissa sul calamaio
    l’alba di un profilo di fanciullezza
    sentendo il tamburo che rulla nel niente
    e assaggia l’altezza del dolore, il vuoto alle parole.
    Per questo le Erinni sfumano: perché creature leggere e malate disegnano sulle fessure dell’anima
    la dolcezza di esistere, l’afasia dell’assenza, il sonno leggero dei papaveri, le vesti ventilate.
    Per questo le Erinni perdonano:
    perché conoscono l’ingenuità del mare
    e l’onda che lascia gli amanti come due volastrucci
    abbandonati alla savana degli attimi.
    Per questo…perché sono stanche
    e domani è il primo Maggio.

  • COSTATAZIONI
  • “Destatevi ubriachi e piangete!
    urlate voi tutti, bevitori di vino
    perché il mosto v’è tolto di bocca!”
    Chi l’ha detto?
    ma che importa chi l’ha detto?
    Magari un profeta
    o la direttrice del reparto alcologico!
    Quello che conta è che la carne piange (come scrissi).
    Ma se tossisci all’ospedale
    o peggio se tossisce tuo figlio
    o peggio la tua scelta d’amore
    (a cui fiammeggiando abbagliavi le ombre)
    che senti?
    le pieghe irritate del polmone sinistro?
    la nausea che ti scivola come un’anguilla assonnata fra il duodeno e il centro della vita?
    i lividi a destra del cuore? gli avambracci innocenti?
    i gomiti gonfi per feedback da trauma
    (perché sei scivolato da ubriaco su una pisciata lucida)?
    o un semplice enfisema?
    Allora spiegate ai tipetti svegli
    che io (come diceva quello) mentre dormo, lavoro
    (non per loro, ma per le loro mogli
    che, inquanto evolute, hanno le orecchie aguzze)
    E tu senti un “blup!” nel cuore non per quello che ho scritto
    bensì:
    per i giorni di Febbraio, le mimose in anticipo
    i fioretti dei pruni che durano poco, le alunne anti-igieniche...
    Ma che sarebbe allora?
    La sublime indifferenza del cosmo difronte alle sciagure umane?
    No, è il rammarico per quelli che hanno sprecato la loro vita.
    E sono cavoli loro
    perché il verme che li consumerà da morti, non morrà!

  • XXII INTERMEZZO
  • Bacio stanco il tuo alito dormiente,
    sorgente vetrosa di idiozie cristallizzate fra la tua bocca e le mie narici,
    variando il dettato dell’amore alle arterie bilingui.
    Tanto il tennis onirico, come al solito, verrà risepolto:
    ciao Fiorella alla moda!
    ciao Finnide, fata venèrea,
    ciao Saffo papavero!
    ciao piccole silhouettes in ellissi logiche…
    ma perdio parlate statue, svegliatevi! Non l’avete avvertito?
    L’Universo detta il sonno leggero alle galassie!
    e tu scànsati nube errabonda
    voglio un contorno di luce,
    come di chi giace nel corpo intriso dell’amaro sorriso del passato.
    Quando, sul lungomare, lievi creature andate a male per amore
    sfinate da masturbazioni intense e livide accarezzavano
    (coi polpastrelli ancora umidi) orecchini opalescenti a poco prezzo
    dietro saracinesche abbassate, come casalinghe nere di rabbia.
    E tu piccoletta, succhiata dal verde gitano,
    intessevi intermezzi per artisti perplessi in un crepitìo vorace di istinti
    ma intanto la polvere dello sterrato
    disegnava polvere a buon mercato.
    La Messa è finita,
    andate alla partita.

  • A STEFANO TRABALZA
  • Certo che io ci ho una tendenza lirica... che non mi passa!
    D’altra parte avendo fatto il Liceo Classico sono giustificato.
    A proposito, lo sapete che significa “lirico” in senso “artistico”?
    Che meno sei stato con gli altri e più sei lirico.
    Però quello che mi piace quando scrivo questi “Poemi” necessari
    non è il permettermi la “non lucidità” che (per dire)

    1) non puoi essere matematico
    2) non puoi giocare a scacchi
    3) perfino non puoi stendere la Musica e neanche la Libertà

    Quello che penso è che “la gente, l’altra gente sta dormendo...”
    e che la Ragione genera solo mostriciattoli anodini.
    Un letterato esperto obietterebbe:
    “ma allora la sua poesia non è lirica...è didascalica
    anzi forse pretende di sottendere una gnome!”
    Io vorrei sottendere cose diverse,
    ma torniamo a noi.
    Quello che mi elettrizza (se proprio la vogliamo dir tutta)
    è che mentre Salvatore discute delle aiuole del giardino
    insieme col portiere, e fanno un bel casino
    mentre la profumiera fa “pi-piiii!” col clacson al garzone in doppia fila
    e una signora vecchia (giovane da puttana)
    allunga gli occhi ben oltre i sui piedi e il suo barboncino,
    io mi preoccupo di fare un’esegesi inappuntabile
    sui testi e sulla musica di Stefano Trabalza
    non tanto per amore, quanto per grandezza (non tutta consapevole).
    Mi godo la sua anima e la mia, che ha percepito questa cantilena:
    “Pozzanghera d’amore...zebra alla griglia...la vita a larghi sorsi...”
    Amare ti dovrebbero i ragazzi (caro Stefano)
    per le parole e i canti
    ché dolce canti e sai dolci parole.

  • XXIII INTERMEZZO
  • Dai cataloghi dell’insonnia e dal Cantico dei Cantici
    ho estratto una libellula atea per scagliare la prima pietra
    e anche per sapere
    se i pinguini vanno in pigiama nella notte
    o scrutano in tralice lo sguardo
    dove giacciono i giocattoli mummificati dal torpore infantile (presagi di sventure)
    o l’araba fenice del tuo corpo che invecchia senza scartavetrarti le cellule:
    cartoline minimali dove appoggi il peso dell’esistenza.
    Gli altri del Novecento, abbrustoliti dagli orologi a cucù,
    dalle gomme combuste in olocausti piucchenazisti
    (compagnia di attori morti, tachimetri fermi come registratori di cassa)
    provano ad alitare il mio nome su un corpo astrale
    come illusioni vendute in farmacia
    perché la mente pretende disorientamenti ambientali
    e il Principe Azzurro balla con la controfigura di Biancaneve,
    ignaro dei destini del suo regno.
    Ma lo spettacolo della vita (si sa!) è solo una macerazione di attimi:
    la dolce vita è altrove!
    Qualcuno dice: “in una comunicazione asemantica”
    qualche altro: “in un balletto di punti di vista!”
    mentre la realtà è che gli occhiali sono l’unico oggetto utile di bigiotteria impropria.
    Poi certo quelli che si sentono fichi
    raccontano vasi di terracotta in estinzione caucasica
    perché annaspano fra le trame di un restauro esistenziale,
    ma il periscopio della mente vola sempre sullo scialle andaluso
    cioè sulla fenomenologia della disubbidienza e allora noi,
    come diceva il mio amichetto,
    di realtà ne facciamo un’altra, semplicemente salendo su un altro autobus (sporco).
    Perché? Perché essendo tossicomani della non astinenza
    e avendo imparato sul pallottoliere la carezza dell’intelligenza
    viviamo, mentre la lavatrice ottusa allaga la casa
    e l’aspirapolvere difettoso vomita polvere a caso.

  • CONSAPEVOLEZZE
  • Chicco, lo sai perché si chiamano così
    questi Poemi: quelli “della Luce”?
    bambino protetto e quindi spento
    adolescente dannoso al novanta per cento
    ultraventenne inutile, che è da mo che hai scoperto la “Ferrari”
    adulto, che invece di sapere che esistono i Castelli Romani
    giochi a picchetto
    epifenomeno iridescente dell’idiozia
    con le tue sopracciglia unite, da sindacalista pugliese,
    e le tue battute idiote da dopolavoro fascista anni trenta
    lo sai perché?
    Forse temi la risposta:
    “perché al mondo è vero che c’è l’aristocrazia dello Spirito”
    è proprio così:
    ma perché ti lamenti?
    Ti abbiamo dato Pitagora!
    e tua moglie, non dovendo più lavare panni né stoviglie
    e manco culi di bambini
    ha più tempo per emanciparsi
    e dimostrare la sua vera natura. Non sei contento?
    Testa di broccolo,
    perché non insegni a tuo figlio a sgobbare per il padrone
    così non richiede l’otto per mille sul Rio delle Amazzoni
    dove giustamente i bambini si drogano
    non tanto per paura dell’Anaconda
    (che la maggior parte del giorno sta per cazzi suoi)
    quanto per evitare i preti che sono monocromatici (anche se il nero è elegante)
    e poi perché drogandosi si sfrecciano di più da qualsiasi stupratore.
    Tua figlia manco te lo dico
    perché le donne (grazie a dio) sono passate di moda.

  • BACCALÀ DI GIOVEDÌ
  • Quando i bambini sono stati istruiti da piccoli
    ti accavallano anche sulla memoria, per ovvie ragioni:
    tu senti un fischio al cuore e ti preoccupi
    Silvia sente il colore delle iris
    tu scambi i tuoi polmoni per l’esofago (il bruciore intendo)
    Fabio si perde in due occhi evidenti.
    E non gli importa niente a loro
    della cavalletta a stecca gigante
    dell’umido dell’aria nuvolosa e grigia
    delle macchie di sangue sull’anima e sui bracci
    perché?
    Perché non conoscono l’effetto doppler
    di una sirena su una làmina d’acciaio
    (o anche di latta, ma il suono sarebbe più volgare)
    e l’allarme del pànico,
    ché apposta gli uomini si sono sempre ubriacati
    ci mancherebbe!
    Ma allora noi cosa dovremmo fare?
    Una delle idee più intriganti che mi sono venute ultimamente
    è stata quella di comprare il baccalà
    la sera di Giovedì
    piuttosto che di Venere al mattino
    per vedere se risultava maggiormente al dente addentandolo.
    Siccome sono certo che qualcuno alla mia età
    si è fidanzato con qualche video di “youporn”
    l’idea del baccalà mi è sembrata meno banale
    e non è detto che, a fine pasto, le banane ci stiano male.
    Sono disposto ad ammettere
    che la mia eventuale vecchiaia non sarà all’insegna della sobrietà
    ma in vecchiaia non si può continuare a pensare
    alla gerarchia degli organi di Menenio Agrippa.
    Poi certo, se schioppassi d’infarto sarebbe meglio!

  • XXIV INTERMEZZO
  • La via Lattea non è più imminente sul mare
    una cantilena liceale mi scandisce il tempo nelle orecchie
    “udor esti” (taletiana umidità).
    Col mio impermeabile bianco e spazientito
    mi faccio luce fra la gente, guasto di sapori infantili,
    poi torno a casa ma non mi asciugo i capelli:
    mi metto a sonnecchiare una fanciulla che perde l’equilibrio
    cade a terra e sviene, per sempre.
    Divinità assetate! Chi mi berrà le labbra?
    chi canterà dei panni appena stesi sui fili della Luce?
    i cimiteri secchi o le galassie in fiamme
    (visto che son io, pavoncelle, che remo forte a bocca socchiusa!)?
    o non sarà la mia Finnide
    che è timida al livello già del mare?
    Nell’acquamarina dello sguardo d’Afrodite,
    laggiù mi porto il battito dei suoi cigli,
    non perché si lasci penetrare dal segreto della scrittura
    ma perché i miei segreti sono tutti nei suoi occhi.
    perché è bagnata da acque lustrali
    perché è sacerdotessa dell’Essere.

  • GLI EBREI
  • Zitto, chè finalmente l’ho capito
    perché gli Ebrei, che sono intelligenti,
    gli è presa tanto brutta con l’adulterio:
    quando già solo pensi a ciò che non è tua moglie,
    quella che le hai giurato “unica carne”
    se t’allontani da lei,
    è una bestemmia perché è “altro”!
    Non che non sia più bello. Anzi!
    Però se t’allontani dalla cerva della tua giovinezza
    non tradisci una fanciulla
    bensì l’essenza della fanciullezza
    e questo è un peccato atroce. Lo sai come si chiama?
    Idolatria.
    Ecco perché nel Vecchio Testamento
    rompono tanto con l’idolatria:
    perché il culto delle opere d’uomo
    (di legno o d’argento, di Astarte o di Baal)
    e i pensieri dominanti dell’uomo (salute, fama, superbia)
    semplicemente non sono per l’ “Eterno”

    Quindi è grave l’adulterio
    non per via del tradimento
    ma perché è idolatria

    e se non capisci questo
    tutto quanto ti va storto
    qualche secolo più tardi
    pur Bacone se ne è accorto.

  • ENTROPIA
  • È arrivata la “senectus”
    per carità...che Dio mi benedica
    perché l’anima s’è fatta tutta a buchi: un colombario!
    infittiscono i morti:
    quelli freschi e giovani
    distratti da sciocchezze che non avevo avvertito (per loro sfortuna)
    o altri più maturi che gli doveva capitare
    perché l’Invidia è un malocchio solo apparentemente incontrollato
    in realtà risponde al secondo principio della termodinamica
    e io era chiaro che non morivo da solo
    non per complicità con Raffaele
    ma perché “come si sono permessi!”?
    Non lo sapevano che dall’odore di polvere stantia di un poliambulatorio
    si ergeva il soffietto nobile di un anima verde
    come la fichetta di Peter Pan
    che non c’entrava niente col resto
    anzi che mi credevo che ero nato da altri genitori
    perchè pure sull’autobus ero più alto negli anni sessanta
    e mio padre si evidenziava solo da ubriaco?
    Perdonami papà,
    lo so che non avevi tutti i torti
    e infatti se ti sogno
    ci sono solo immagini, senza parole.
    Non è come con le femmine (o madri o figlie o il resto della razza)
    che forse qualcuna t’ha amato
    ma la ricordi con piacere solo perché è sparita presto.

  • XXV INTERMEZZO
  • Il sudore è una commozione epidermica:
    non guardate la Luna, poveri impredisposti,
    coordinate gli sguardi
    ballate per pura crudeltà, penetrati dalla nomenclatura del “reale”
    finché la Luce vi faccia cadere dal corpo.
    Perché voi lo sapete, vigliacchi,
    che l’atlante dei sogni frequenta le caserme e le chiese.
    Stendete allora il verbale dell’esistenza: il teatrino è chiuso!
    Solo gli dei, d’accordo, leggono in cielo la marmellata del sangue
    come se fosse una vera rosa, un’ansia insulinica.
    Invece io sono una sirena della Fobia
    una proiezione trigonometrica
    che ha provato a mettere in musica il senso della vita
    con intuizioni autorizzate.

  • PROFUMI
  • Insomma, che cavolo!
    se uno non si fa un goccetto, tanto per ritrovare dove era nato,
    (dove era nato davvero,
    sotto il muro grigio-antracite dei palazzi tiburtini
    e il suono di tromba anni ’50)
    allora non si scrive più!...
    Però forse è vero:
    basta farsi un graffio all’anima
    (o, più realisticamente, interrompere la dieta alcolica con una scusa accettabile)
    e tutto si risana!...
    Perché non mi son dato da fare
    per vivere in un quartiere nobile di Roma?
    (che, per dire, a Genova o a Torino manco sanno di che parli
    perche sono democratici?)
    Perché nei rioni del centro non bisogna abitare,
    primo perché è pericoloso,
    poi perché tanto se scendi e riscendi da casa, t’abitui,
    allora è meglio la “Borgata Finocchio”
    che perlomeno coltivi l’orticello come Coriolano.
    E, a essere sinceri,
    abitare nei rioni storici è pure burino
    perché ci comprano casa i figli dei cafoni ai loro figli.
    Insomma in questi rioni non bisogna abitarci, ma andarci
    né con la macchina che è da cretini
    né con la bicicletta che è da idioti comunisti
    bensì col tram, anche se ti impone fischi moderni.
    Tantopiù che se guardi di sbieco avvampi sempre sulla bretella
    scaduta dall’osso di una spalluccia ossuta (e malcapitata sul mezzo pubblico)
    o sulle zingare che semplicemente puzzano
    ma per te è puzza gitana, perché tu sei un poeta!
    Infatti la poesia vera è solo un profumo di tanti anni fa
    quando vedevi come era fatto il mondo:
    colori, certo, suoni imprevisti, vuoti improvvisi al cuore...
    ma soprattutto odori,
    da quelli maschi e idrocarburi alla Stazione
    alle foglie pallide e malate dei pioppi alcolizzati e tremuli
    fino ai catrami, alle nafte, o ai copertoni (che immortalai)
    sui prati adiacenti di via Prenestina.
    E il profumo dei panni puliti
    che però sanno un po’ di chiuso di valigia quando la apri
    perché sei arrivato nel bel posto
    dove mamma e papà ti hanno mandato in colonia
    con l’ “Esercito della Salvezza” o addirittura coi cattolici
    così la pioggia delle Dolomiti ti sciacqua l’anima (e gli odori)...
    Certo, semplice non è!

  • XXVI INTERMEZZO
  • Come è bella la luna stasera:
    le zanzare festeggiano in volo il suo compleanno
    e ne aprono la sfera
    per dialogare con la materia incandescente.
    Anche noi delle volte viviamo fuori dal corpo
    congelati di bellezza
    perché gli occhi sono bagnati dalla luce del sorriso
    le mani accarezzano l’aria
    e uno sguardo ingloba e monta i fotogrammi degli attimi.
    Però bisogna uscire dal film
    dalla ubriaca turbolenza dei sogni
    perché i sogni non sono un circolo vizioso
    ma la tangente dell’infinito
    e nuotano in un acquario curvo di felicità documentabile
    fino al diapason di Alderamin
    in un orgasmo invernale e illogico.
    O odiosa amata poesia
    che esigi la mancia per far uscire i versi
    fino alle fontane immobilizzate in un parametro idrico
    fino a domani!
    Intanto il tremito delle pupille fa tremare la visione delle cose
    annullando qualsiasi lontananza.

  • SOLE CHE SORGI...
  • Se piove ad Agosto piove mosto
    ma l’acqua non è buona per i ceci...
    io dovevo andare al mare...
    e invece a me che m’importa, tanto ciò la figlia malata,
    così con la scusa mi rileggo “un libro”...
    San Francesco già sapeva queste cose, infatti scrisse
    “Laudato sie mi’ Signore per onne tempo...”
    Il fatto è che il Sole può aiutare un insetto insignificante
    con la capoccetta fra gli aghi di un abete di neve in Canadà,
    che chi lo conosce?
    ma può anche dare il senso della misura a uno scorpione giallo del deserto
    o far fumare l’umido
    su prati di fanciulle cicciotte, infuocate le guance.
    Però la sua potenza divina è un’altra:
    un marinaio apprezza il Sole al tramonto o al mattino
    perché, più innocuo, gli si evidenzia all’orizzonte
    ma gli Alpini cantano un inno che dice: “Signore delle Cime”
    quindi hanno una visione vericale.
    Insetti, ulcere, marinai...
    è inquietante pensare
    che sia il medesimo corpo celeste a incombere
    su tante piccole cose.
    Provate allora a andare sul Campidoglio
    allagando lo sguardo sui Fori fino al Colosseo...
    vi verrà in mente:
    questa è la clorofilla di Catone e di Adriano!
    chi se ne frega della schiavitù, se splende pure lei
    sulle facciate bianche degli archi di trionfo
    (e poi lo schiavo, da piccolo,
    era succube di uomini importanti
    da grande si sceglieva una schiavetta che la notte chissà che le faceva,
    mangiava cose sane e mezzi litri,
    moriva ancora giovane in bocca dei leoni
    che vuoi di più?)
    Leopardi se ne accorse la sera al dì di festa
    Orazio lo vedeva come un carme secolare: “alme Sol...”!
    ecco perché ha provato a impazzire il Duce!

  • XXVII INTERMEZZO
  • Quando le mie dita diventano raggi di Luce
    leggo la dolcezza dei tuoi silenzi
    mia piccola Finnide
    e mi ricordo dell’apprendistato
    per anestetizzare la vita e il suo sapore.
    I musei franano
    le strade sono vuote
    vuoti i mercati
    la memoria di un paradiso dissolto simula una percezione ansiosa.
    C’è sempre un angolo del mondo che ci sfugge
    c’è sempre un mestiere maldestro con le sue piccole magie inutili
    sulla nostra imponente biblioteca
    censurata dagli inquisitori alle tre di notte (l’ora dei vigliacchi)
    c’è sempre la violenza dell’angoscia
    per cancellare la memoria della bellezza.

  • PASSEGGIATE
  • Che devo fare di più?
    succhiati mille asparagi d’aceto
    non ho pisciato nausee, neppure spigatelle
    per non far torto al barman di Centocelle.
    Ridatemi Pina!
    c’era una negra autentica
    tranquilla nella sua supremazia
    difronte a trenta gradi in faccia a un rumeno
    di anni diciassette
    che gi uscivano i lampi non solo dai barbari occhi azzuri
    ma anche dagli incisivi frontali.
    E io consideravo un’esserina
    che pensava al suo culo rassegnato
    anziché al Padreterno
    che le aveva ficcato due occhi neri nella faccia rotondella
    che l’avresti ammazzata di baci!
    Però siccome questo non si può dire, che ho fatto?
    Ho ripreso il tram
    e sono entrato in un buchetto in via Bresadola
    che dice che il baccalà buono cell’hanno solo loro
    e ho discettato col proprietario sugli stoccafissi norvegesi.
    Nei giorni prossimi invece vado in armeria
    a comprare il fucile o la pistola a pallini
    per sparare alle grosse tope abruzzesi
    che gli faccio capire che aria tira
    non tanto perché il mio male non sia realistico
    quanto perché
    il mio diagnosta morrà prima di me per insufficienza poetica
    e anche perché porto iella a chi non mi vuole bene.
    Ora, quanto tutto questo possa essere poetico lo lascio a voi
    coglioni esperti

  • XXVIII INTERMEZZO
  • Amico mio,
    vuoi dedicarti a coltivare la tua passione per tutto ciò che è venerabile
    sul monte delle analogie?
    Così ci sediamo su una nuvola
    leggera come una parola senza assistenza semantica
    e abbracciamo con forza il mondo
    prima che sia troppo tardi.
    Mia nonna Florinda è morta
    come una civetta sul giardino dell’infanzia
    mio padre è morto
    dopo (o per) avermi insegnato
    nomi sbagliati di insetti comuni.
    Per questo ho paura di Novembre e della carta bianca:
    anche i documenti esistenziali non sono pronti.
    Ma che felicità desiderare,
    avere bisogni incompiuti,
    entrare in chiese vuote
    come chi non va a messa ma vede angeli stinti sui muri.
    Oddio, è vero anche che la fragilità a volte dà forza
    ma la scanzione del tempo promette solo primavere effimere.
    Non c’è bisogno di pianificare il nulla
    e la notte non prevede divagazioni:
    solo una nuvola lenta di angeli vendicatori
    e una stagione barocca legata ai ricordi
    che ha vomitato, come in una pioggia astenica,
    il sorridere ai fiori, il raccontare favole al vento,
    il guardare le cose senza vederle.

  • L’ARTE DI MICHELACCIO
  • Siccome... no, non è che uno non ci ha niente da fare
    è che essendosi che ormai dal quattro Luglio mi riposo
    (oddio, bisogna vedere se me lo concede la concubina del picchio muratore
    che manco Angelo se ne era accorto
    e invece quella cantava sull’antenna di Marcello
    tanto quello
    ha pure sbattuto un bastone per terra
    così la cinciallegra se ne è andata)
    dicevo...
    fra una cosa e l’altra
    mi sono ventilato le palle con il palmo della mano
    fra i buchetti dei calzoni
    non solo per interrompere il tappeto psichedelico dei Racconti di Puskin
    quanto per evitare pensieri nittilucenti.

  • AL PARCO
  • Ma guarda un po’ che mi tocca rivalutare i cani!
    ieri che stavo al parco di un quartiere burino
    addosso alla rete c’era un bambino
    con la faccetta d’un bambino bello
    (col nonno alle sue spalle che sorrideva)
    e muoveva di qua e di là con le manine
    un pallone bianco e nero
    e dall’altra parte
    c’era un cagnetto (un cagnolino piccolo)
    che gli seguiva il moto delle mani
    il moto del pallone qua e là
    perché era piccolo pure lui
    e sorrideva quasi più del bambino
    perché erano bambini tutti e due
    e chissà quanto gli durerà
    questo bel ricordo.......

  • XXIX INTERMEZZO
  • Perché non si fa mai un elenco di cose come queste:
    bische clandestine
    pasticcerie profumate
    ville abbandonate
    donne accoglienti
    entusiasmi fraudolenti?
    E poi
    se riesco a cancellare le pareti dei sogni
    perché non dovrei essere io a inventare i loro capricci?
    Discutiamone!
    È possibile il dialogo con i sogni?
    A volte li seguo nel sotterraneo adorando la loro ambigua forza
    a volte li rileggo nella tachicardia del risveglio
    a volte li crocifiggo per alleviarne la stereofonia
    tanto anche il loro garage è stato sabotato.
    Non c’è più luce nella città:
    “ma non sai che m’hanno detto a scuola?
    le stelle sono spente, la luce ancora c’è!”
    Infatti non so come addormentarmi
    la mia stanza è invasa da un’eco di Luce
    che aggredisce senza riposo i sogni senza sonno
    e la mia vergogna afasica.
    Apposta ti abbraccio, amore mio,
    ma perché non mi aiuti a sparire dentro l’armadio
    sotto il tavolo o giù dalla finestra?
    tanto mica è vero!

  • ERMANNO
  • Insonnolìtosi al bianco della luna
    Ermanno rientrò a casa
    salì le scale, e in camera da letto
    non abbassò le tapparelle (come di giusto, se le avesse avute)
    perché alla grande finestra verde
    aveva invece gli scuri, già accostati,
    e da una fessura sottile e perfetta
    brillava uno spigolo d’Orsa Maggiore.
    Serpenti dentro il letto non ce ne erano
    né scorpioni agli angoletti della stanza
    dunque poteva rannicchiarsi sotto la tiepida e fedele carezza
    della coperta fatta a mano dalla mamma
    coprendo l’orecchio
    per non sentire l’alito dei morti.
    Chissà chi avrebbe incontrato nella puntata di stanotte
    ma non importava
    tanto i sogni è sempre la solita pappa.
    Non riuscì neanche a immaginare
    situazioni erotiche piccanti o scivolose.
    Gli venne in mente solo la verbena
    che assomiglia a una certa gramigna
    e qualche faccia ignota che sfiorava, volando veloce,
    l’osso temporale del cranio.
    Dopo un’oretta
    si alzò per la pipì e un goccetto d’acqua,
    Dubhe non c’era più.
    Domani all’alba fra le cinque e mezzo
    il cinguettio dei passeri sarà più forte della tua legge morale
    ma non dei malanni che vendicano
    ogni attimo di felicità.
    Buonanotte Ermanno e buon riposo...

  • XXX INTERMEZZO
  • Chi dai cataloghi dell’insonnia
    ha estratto la libellula fosforescente del teorema di Gödel
    scagli la prima pietra sulla teoria lacaniana del terzo escluso.
    Abbiamo già intuito che i pinguini vanno in giro in pigiama di notte
    ma non che fanno l’occhiolino agli orologi a cucù delle farmacie che vendono illusioni
    mentre l’ecologia della mente pretende disorientamenti ambientali
    e un balletto di punti di vista descrive la circolarità del reale
    come in un restauro dell’esistenza
    o nel rotocalco magnetico della memoria.
    Dice: “ma qui si disubbidisce alla fenomenologia!”
    E allora noi di realtà facciamone un’altra
    impariamo la carezza dell’intelligenza
    anche di quella artificiale
    perché l’enoteca (come la latteria) sarà pure chiusa
    ma perfino il Cherubino superbo a volte morde in rabbiosa allegria
    per vivere su un foglio di poesia!

  • VANESSA
  • E’ morta la mia alunna Vanessa
    una che forse non sapeva la farfalla.

LIRICHE DAL PURGATORIO

("PRIMULE", "ACUFENI" e "NOTTURNI")


PRIMULE

  • ARISTOCRAZIA
  • Arrancano i caimani:
    le mamme ancora intense
    sul ferro dell'amore,
    le donne abbarbicate ad uno stelo
    di sicurezza.
    E che ne sanno loro
    ...........
    delle galline chiotte
    tranquille sotto il vortice stellare?

  • FIORELLA
  • Cos'altro ti racconterò, Fiorella?
    Perché t'ho letto i lirici?
    La tua cultura scema
    è vedova di spasimi
    ...........
    sono un amante fragile:
    conosco la frescura dei ginocchi
    (meglio se ossuti e poveri)
    le figlie dei bidelli e le fioraie
    che odorano di luci semprevergini...

  • ROSANNA
  • Non te ne vai più rondinella
    coi lividi al fondo degli occhi.

  • DOMENICA
  • Domenica,
    non è tempo di rinunce
    c'è un caldo che giustifica
    pensieri forti e classici.
    Infatti noci e pioppi stanno fermi
    le rose fisse
    e dai rondoni sibila
    lo strillo aperto
    per la malinconia violetta dei tramonti,
    ma i frulli di farfalla nella notte
    come li scrolleremo?
    Soltanto un gran bicchiere
    fresco di ghiaccio e vino limonato
    permette la ripresa della mente.

  • POETI ANTICHI
  • Qualcuno ci ha feriti:
    "quattro animaluzzi"
    "atomo del male"...
    C'è chi si è rifugiato su un'amaca,
    chi ci ha fortificati:
    "Non muovere le membra!"
    (Leonida di Taranto
    sul cellulare a Emily Dikinson).
    E noi chi siamo?
    Ci sono morti i padri, l'entusiasmo, il...
    chi ci è morto?

  • PROGETTO
  • Ma un bel giorno ce ne andremo.
    Il profumo di mentuccia
    sulle montagne
    ci rinnoverà il respiro,
    il cardo dei piani verdi
    la solitudine.
    Poi solo i nostri nomi,
    e di notte
    ci avvolgerà una nuvola
    di luce-sonno.

FOSFENI

  • VETO
  • ............
    Uomo!
    Che tu sia medico o massaia
    non rompere il fiorire al bucaneve:
    anche il buddista insorgerebbe
    ...........
    come le renne intrepide
    o gli orsi addormentati
    e solipsisti.

  • IL PADRE
  • I parapetti dell'anima
    non sono valicabili
    e chi l'ha fatto non è più tornato.
    Padre mio, padre mio!
    Il padre mio non è il mio vecchio padre,
    ma sono io bambino:
    son io che mi ho insegnato
    son io che mi ho latrato.

  • A CACCIA NEL VERNO
  • In una notte sterile
    ma sapida di vino
    s'allunga la speranza di un progetto:
    domani all'alba
    andiamo a caccia!
    (abbiamo le doppiette e le cartucce).
    Il fuoco saggio crepita davanti,
    nel cielo una valanga di stelline
    ci guardano stupite,
    e, trepidi, a dormire.
    Ci sveglia il cippiccìo degli uccellini
    dal sonno di due ore
    e la "realtà" ci impone un mal di testa
    fragile e sopportabile.
    Già pronti gli stivali verde-oliva
    la maglia di lana che pizzica
    e (perché no?")
    un po' di grappa nella bottiglietta.
    Infatti il vento ha già sconvolto il cielo:
    nuvole terribili
    hanno imbiancato tutto
    di fiocchi innocenti di neve.
    L'amico mi fischia da lontano, nel cuore,
    "Andiamo!".
    Quali uccelli ci sono nel verno?
    I salici le querce e i pioppi neri
    oltraggiano la nebbia a rami nudi,
    ma noi siamo ragazzi
    dobbiamo andare avanti.
    Un merlo ci svola da destra...
    non eravamo pronti!
    E intanto le cornacchie da sinistra
    volteggiano superbe.
    Avanti!
    Dal settimo cielo si allenta una nebbia cattiva
    che abbraccia tutto,
    non ci su vede più!
    Ci orizzontiamo con i pali elettrici
    vicini alla stazione
    ma, dove giri gli occhi, vedi neve.
    Ci siamo persi nel bianco.
    La fretta in cuore muove gli stivali
    e poi...cazzo, la grappa!
    Ma dopo un quarto d'ora
    ci siamo riperduti.
    Il finale a che serve?

  • LA CHIESA GOTICA
  • ...........
    e poi si accende splendida
    la piazza agli stranieri
    e c'è una chiesa gotica
    che illumina sugli occhi disperati
    dei musicisti lividi di panico celeste.

  • FARFALLE IRRAZIONALI
  • ...........
    O farfalline
    farfalline belle
    morte di mal di testa
    per il volo irrazionale!

  • 666
  • I passeri normali e cicciottelli
    che cantano alle cinque
    dal muro e sotto il tetto
    di una chiesa protestante
    sembravano comuni.
    Già dallo scorso anno
    due passere o due piccoli, impiccati,
    pendevano nascosti
    dalle grondaie di scarico
    come per incidente.
    Ma il cane ululava da lupo mannaro
    e una quaglia ingabbiata
    nitriva di terrore.
    Nuvole d'api
    confondevano le immagini fino a notte
    quando le pipistrelle
    si affacciano ai piccioni.
    Perfino il padreterno
    mandava i temporali dell'avviso
    e solo gli zucchini sembravano eccitarsi,
    orfani del perdono delle lucciole.
    Allora mi illumino:
    i maledetti passeri volanti
    erano diventati sacerdoti
    di messe nere!
    E quando l'ho capito
    Baal Zebub
    mi ha ricoperto di mosche monachelle.

  • VITALBA
  • ...........
    non vedi Valentina?
    Questa pianta si chiama "vitalba"!
    Come faccio a ficcartela nel cuore?

  • ANTONIETTA
  • ...........
    Infatti Antonietta ci cascò
    e dopo aver divelto
    le buste degli avanzi
    si fece trasportare nel pantano
    dell'immondizia psichica di un letto
    che non sapeva di niente
    perché non era il mio.
    Oh, come la trafissi...

  • IL CICLAMINO
  • E' morto papà
    il tetto è svanito
    e le finestrelle degli angeli
    lontane punzecchiano a notte.
    Adesso son io che dovrei
    coprirmi la schiena di coppi
    ma come si fa
    se quando mio figlio mi abbraccia
    reclino la testa
    come un ciclamino?

  • IMMAGINE A SPECCHIO
  • ...........
    Accanto a quelle vacche rassegnate
    come se già sapessero la morte
    saltellano contente
    le loro figliolette
    vedove di futuro.

  • GESU'
  • ...........
    e invece non importi
    perché è la sola luce dell'eterno
    a farci miscredenti e ancor più soli.
    Soli.
    Cazzo, quanto siamo soli!
    ..........

  • GLI AEROPLANI DELLA SCUOLA
  • ...........
    No, no, state fermi! Rimanete stretti!
    Perché l'amore non è nient'altro
    che rimanere fermi
    e stare stretti.

  • OH! NO! BO!
  • Oh!
    Quando vado in pensione che faccio?
    Coltivo l'orto come un dromedario?
    Sprofondo la cantina?
    Ricordo ai miei compari indelicati
    l'ordine dei lavori?
    No!
    Compro una cerbottana anni cinquanta
    da Roma capitale
    e faccio i cartoccetti con lo spillo
    per ficcare in testa ai topi
    una crisi da panico.
    Dice: "Vabbe', ma allora la poesia
    parla di tutto!"
    Bó!
    Io so che le poesie
    le hanno strafilacciate in mille modi
    però chi ce le ha date
    senza ingannare
    le ha fatte solo al grano
    o al succo dell'olivo e della vite.

  • VINO FIORE
  • ...........
    Pensate a un uomo umbratile:
    se si chiamasse Fiore
    e si addormisse all'ombra di una pergola
    gli occhi di acciaio nero addolcirebbero
    le nocche delle mani da fucina,
    i muscoli senili all'avambraccio,
    il bel pomo d'Adamo...
    Per Bacco, questo sì sarebbe un uomo!
    ...........
    la lumaca umida e viscida
    dell'anima,
    quando le sue dita mancine
    crocchiavano l'appretto insudiciato
    del vestitino a quadri di cotone
    a una bambina secca
    più sporca che abbronzata...

  • LA MORTE
  • ...........
    Però la morte vera, vera tenaglia al collo,
    è un bimbo pappamollo
    che appende le manine
    ai bracci della mamma e del papà

  • LPRRRRRRRRR
  • .............
    solo le fanciulle se ne vanno:
    una muore, una sbaglia...
    se ne vanno.
    Ma dove vanno questi grandi amori,
    che se il foglio non finisse
    non finirei di dire
    di cosa sono stato innamorato!

  • L'ACUFENE
  • L'acufene è un fischio sinistro
    che senti all'orecchio tinnito,
    ma se io sento l'orecchio
    che sente l'orecchio per me?
    L'orecchio mi dovrebbe far sentire
    e invece io sento
    l'orecchio che sente
    e che mi fa sentire l'orecchio?
    L'acufene!
    Cioè l'orecchio mi fischia,
    ma perché? mi disapprova?
    Io che gli ho voluto tanto bene
    quasi come a quell'altro!
    D'altra parte anche gli anni si allungano
    si ammalano di cancro
    e strappano dal capo
    solo capelli neri:
    quelli della poesia.

NOTTURNI

  • AFRICA
  • ...........
    Quando ti senti addosso una leonessa
    e ti rintani nel verde della paura
    sei giustificato:
    sono i tuoi sensi che sprofondano nel mare
    come piccole isole timide...

  • FILOSOFIA
  • Quando il moscerino si ficca
    fra i peli della narice
    a chi dà più fastidio
    al romantico o all'illuminista?
    ...........

  • NOTTE
  • ...........
    Le formiche di giorno si scontrano,
    il tacchino ha i suoi difetti,
    ma anche le stelle, di notte, sbadigliano...

  • NAPOLI
  • Io non sono stato a Napoli
    ma non importa
    tanto la città sta racchiusa nei film.
    Invece nei dintorni c'è una strada
    (quella sì importante)
    con le curve scavate segando le colline
    di cui non s'accorge nessuno...

  • LA MOTOCICLETTA
  • Nelle mie costruzioni notturne
    io che non guido per paura di ucciderci
    ho una bella moto compatta
    verde metallizzato.
    Qualche volta ci faccio le strade normali
    coi segnali e coi sottopassaggi
    dove suonano sempre l'effetto doppler.
    Allora mi chiedo:
    "perché io certe volte prendo l'autobus?"
    Forse per fare incontri stravaganti,
    forse per appoggiarmi agli appositi sostegni.
    Ma quando torno ad essere
    un bambino coraggioso
    con la mia motocicletta verde
    sfreccio sulla discesa che precipita
    fino al piazzale delle "Belle Arti"
    perché è un capolinea elegante.

  • PAPA'
  • ...........
    Un giorno mi insegnò
    come si corre su una bicicletta rossa:
    lui mi teneva da dietro il sellino
    ma poi sullo spiano
    lasciò solo solo
    il mio corpicino
    con la vertigine dell'equilibrio.
    che corsa che hai fatto papà!

  • ASINI
  • Gli asini quando è Ottobre
    hanno grandi occhioni buoni.
    Quanto mi mancano gli asini!
    Teste piatte e infrangibili,
    ciglia avvezze alle zampane,
    colli rassicuranti,
    schiene flesse e inflessibili
    coi sottopancia acidi al profumo
    della solenne monta sulle cavalle nobili,
    incoscienti del raglio fratto.

  • IN TRENO
  • ...........
    Cercavi di affacciarti dai finestrini delle ritirate
    e la faccia di sudore veniva investita
    dal vento a vampate,
    dal rumore dell'acciaio
    e ogni tanto irrompeva un'idea profumata
    di nespoli e marmi inodori...

  • ARCHITETTURA
  • ...........
    Da qui pare si formino
    ragne di stradine inviperite.
    Dall'altra parte, dalla parte destra,
    ancora non mi sono avventurato
    perché ci sento un freno mitologico
    e io non sono Ulisse!

  • LA NEVE
  • E' tornata la neve
    nel retrocasa dei nonni.
    Sentiamo già freddo
    sui fossi ricoperti
    e neve e neve e nero e bianco e neve.
    La prima neve si può sporcare
    nelle pozze tranquille
    o sotto le peste di un bambino
    seppur leggero
    brillando di tanti colori.
    Ma l'Inverno che è un pittore cherubino
    la usa da sfondo algido
    formando due livelli di realtà:
    in basso i passerotti sempre allegri
    e i voli svelti
    dai rami alla tettoia,
    in alto una passata indecifrabile
    di grifoni montani enormi e lenti.

  • LA VIGNA
  • ..........
    ma tu pensa che cambio di programma e di atmosfera:
    sono fuggito
    senza neanche ansimare
    e ho preso di petto una collina languida
    trafitta dalle ceppe madri di una vigna bassa...

  • CAMPOSANTO
  • Di campi santi ce ne sono tanti
    ma il camposanto è uno solo.
    Profuma davvero di morte e di fiori,
    di piccole erbette
    su pietre ruvide e bucate
    dove i lucertolini scattano.
    Oltre il cancello nero
    di ferro freddo anche sotto il bel sole d'Aprile,
    ci sta una chiesetta
    fuori bianca folgoreggiante
    dentro lucida di tombe.
    Una piccola Madonna la tranquillizza.
    Ma arriva la sera
    e l'inquietudine:
    i cipressi diventano gotici
    e le piccole statue
    stropicciano il muschio dagli occhi.

  • POETI MALEDETTI
  • ...........
    Gli esperti per esempio già lo sanno
    che anche questi "Notturni"
    non sono racconti di sogni:
    sono fantasie piene di speranze innocenti,
    cresime di fanciulle nel tempo della muta,
    da guardare in controluce.

  • BUONANOTTE
  • Prima di andare a letto
    preparerò le cose tutte a posto
    per farle ritrovare domattina:
    la caffettiera intrepida, le tazze,
    i cucchiaini per la marmellata
    e le violette morbide
    della pre-primavera.
    Una sprimacciata al cuscino
    e poi giù
    a sperare che le immagini stanotte
    riportino nel cuore
    un po' di vita vera.